Approfondimenti · 2 Maggio 2026
Nascita e caduta degli Assiri: il primo grande impero della storia
Nel racconto dello storico di Eckart Frahm, la prima grande potenza della storia diventa una chiave per leggere anche gli equilibri geopolitici del presente
È l’estate del 671 a.C. L’esercito del re assiro Esarhaddon avanza verso l’Egitto, attraversando il deserto del Sinai. È il culmine di una storia iniziata secoli prima in una piccola città commerciale chiamata Assur e destinata a cambiare per sempre il modo in cui gli uomini avrebbero pensato il potere. Di lì a poco, i prigionieri riempiranno le strade di Ninive, le iscrizioni reali celebreranno vittorie e devastazioni, e un impero senza precedenti si estenderà dal Mediterraneo al Golfo Persico.
È da qui che prende le mosse Gli Assiri, il nuovo libro di Eckart Frahm, tra i maggiori studiosi al mondo della Mesopotamia antica e docente alla Yale University. Ricostruisce l’ascesa e il crollo di quella che può essere considerata la prima grande superpotenza della storia, un modello destinato a influenzare una lunga catena di imperi successivi: da quello persiano ad Alessandro Magno, fino ai Parti e ai Sasanidi, in una traiettoria che arriva almeno al VII secolo d.C., quando l’espansione dell’Islam inaugura una nuova stagione imperiale.
Per lungo tempo, l’Assiria è rimasta confinata nell’immaginario di un Oriente crudele e distante, filtrato dalla Bibbia e dagli autori greci. Oggi, grazie alle scoperte archeologiche e a una rilettura più attenta delle fonti, emerge un quadro più complesso: quello di una civiltà che, tra violenza e innovazione, ha lasciato un’eredità destinata a riverberarsi nei grandi imperi successivi.
In questa intervista per il Circolo della Storia, Frahm ci accompagna dentro questa vicenda millenaria, riportando al centro un protagonista spesso dimenticato, ma decisivo per comprendere le radici del mondo in cui viviamo.
Gli imperi oggi godono di una pessima reputazione, e non senza ragione. Eppure non hanno solo un lato oscuro: possono anche essere valutati per le loro capacità inclusive, fondate su multietnicità, multiculturalismo e convivenza tra religioni diverse. Sotto questo profilo, che tipo di impero fu quello assiro? Gli Assiri tendevano a imporre lingua, cultura o religione ai popoli assoggettati?
No. L’impero assiro aveva certamente i suoi valori fondamentali – a partire dal culto del dio Assur e dall’importanza della lingua assira – ma non cercò mai di imporli ai popoli che via via venivano inglobati.
Quando parliamo di “impero assiro” ci riferiamo soprattutto alla fase tra la fine dell’VIII e il VII secolo a.C., quando l’Assiria diventa una vera potenza imperiale. Ed è significativo che proprio in questo periodo non tenti di esportare la propria lingua: nel Vicino Oriente la lingua franca diventa l’aramaico, non una lingua di prestigio ma il mezzo più pratico di comunicazione.
Anche sul piano religioso non vi fu alcun tentativo di imporre il culto di Assur. Le élite dovevano giurare fedeltà in suo nome, ma il culto restava legato alla città omonima di Assur. Quanto alla cultura, alcuni elementi assiri si diffusero nelle periferie, come ad esempio certi motivi iconografici, ma senza un progetto consapevole di “assirizzazione”.
Ciò non rende l’impero assiro una realtà benevola, o particolarmente “umanista”. Se esisteva una certa tolleranza culturale, non ve n’era alcuna in ambito politico ed economico. I sudditi dovevano essere leali, combattere nelle guerre, fornire lavoro e pagare tasse e tributi. In caso contrario, le conseguenze potevano essere estreme. L’Assiria non fu un impero culturale, ma un impero politico e militare.

L’Assiria nasce come una piccola città mercantile del II millennio a.C. e diventa, tra l’VIII e il VII secolo a.C., il più grande impero del suo tempo. Come si spiega questa trasformazione?
È il risultato di una lunga serie di trasformazioni. All’inizio esiste solo la città-stato di Assur, inserita in reti commerciali a lunga distanza, con colonie come quella di Kanesh, in Anatolia. Anche il sistema politico è molto diverso: una “costituzione mista”, per usare una categoria di Polibio, con un re dai poteri limitati, funzionari e un’assemblea di uomini liberi.
Tra XVIII e XIV secolo a.C., in una fase poco documentata, questo assetto cambia radicalmente. Con sovrani come Assur-uballit I emerge la figura del re e si afferma uno stato territoriale, dotato di esercito e orientato alla conquista. L’Assiria entra così nel sistema delle grandi potenze del tempo.
Dopo la crisi della fine dell’età del Bronzo, è tra i primi stati a riemergere e, nel I millennio a.C., diventa il grande impero che conosciamo. Le cause di questa trasformazione non sono univoche: forse la spinta espansiva della classe mercantile, in crisi, si traduce in una nuova logica di acquisizione delle risorse, non più attraverso il commercio ma attraverso la conquista militare.
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Ma come riusciva l’Assiria a governare uno spazio così vasto e a sostenere la vita economica delle sue grandi capitali?
L’impero sviluppò un sistema di governo articolato ed efficiente. Le grandi capitali erano città imponenti: Ninive era circondata da una cinta muraria lunga circa 12 chilometri e probabilmente era più densamente popolata di quanto si pensasse in passato. Anche i palazzi erano vastissimi e richiedevano risorse considerevoli per essere mantenuti. Sebbene le stime demografiche siano incerte (si è parlato anche di 300 mila abitanti) è chiaro che si trattava di centri urbani molto popolosi, che necessitavano di un sistema di approvvigionamento e gestione altamente organizzato.
Il territorio era diviso in province, amministrate da governatori nominati dal re, spesso eunuchi, responsabili della riscossione delle tasse, della mobilitazione militare e dell’organizzazione del lavoro. Accanto a questo sistema esisteva una rete infrastrutturale avanzata, con strade e stazioni di posta che garantivano comunicazioni rapide.
A queste si affiancavano gli stati vassalli, formalmente autonomi ma obbligati a versare tributi e fornire truppe. Il sistema combinava controllo diretto e indiretto, con una certa flessibilità. Restavano però limiti evidenti: l’Assiria era un impero terrestre e faticava a controllare regioni periferiche come deserti e mari.

Tra i protagonisti della storia assira, uno in particolare ha lasciato un’impronta che continua a influenzare il nostro immaginario: Assurbanipal.
Assurbanipal, che regnò dal 668 al 631 a.C., è ricordato soprattutto per due aspetti: da un lato l’arte del suo tempo, dall’altro, le biblioteche che fece allestire a Ninive, nei suoi palazzi e nel tempio di Nabu, il dio degli scribi.
Un testo autobiografico del re racconta la sua formazione e il suo precoce interesse per la cultura scribale, cioè per la scrittura cuneiforme e i testi della tradizione mesopotamica, in gran parte di origine babilonese. Come Roma nei confronti della Grecia, anche l’Assiria imperiale si nutre di una cultura più antica: quella babilonese. Assurbanipal studiò testi in accadico babilonese e affermò di essersi cimentato anche con il sumero, lingua arcaica considerata quasi “divina”.
Una volta salito al trono, Assurbanipal fece arrivare a Ninive tavolette da Babilonia e Borsippa, rivolgendosi a sacerdoti e studiosi perché gli inviassero i testi più importanti. Le raccolte comprendevano un’ampia varietà di generi: opere letterarie – come l’epopea di Gilgamesh –, testi rituali e magico-religiosi, manuali divinatori legati all’astrologia e all’interpretazione dei presagi, ma anche testi di intrattenimento. Migliaia di tavolette furono copiate e conservate, spesso riscritte in grafia assira. Accanto all’argilla, si utilizzavano anche supporti deperibili, come tavolette lignee cerate.
Gli scavi ottocenteschi hanno restituito circa 30 mila tavolette e frammenti, che gli studiosi stanno ancora ricomponendo. Il numero complessivo dei testi resta di_icile da definire, ma la portata della raccolta è senza dubbio straordinaria.
Accanto a questa attività, Assurbanipal mantenne una fitta rete di contatti con studiosi, che gli inviavano osservazioni sui fenomeni celesti e consigli rituali: una vera circolazione di saperi, che probabilmente comportò anche un trasferimento di specialisti dalla Babilonia.
Curiosamente, la tradizione greco-romana ignora quasi del tutto questo profilo intellettuale. Autori come Diodoro Siculo lo descrivono piuttosto come un sovrano edonista e decadente, chiuso nel palazzo tra lusso e piaceri, secondo uno stereotipo orientalizzante destinato a lunga fortuna.
In effetti, Assurbanipal mostra uno scarso interesse per la guerra sul piano personale e tende a evitare il coinvolgimento diretto nelle campagne militari, talvolta ricorrendo anche a interpretazioni divinatorie. Un atteggiamento che contribuì probabilmente, già in epoca antica, alla costruzione di una reputazione ambigua.
Nel Medioevo diventa una figura negativa per eccellenza, associata a simboli di mollezza e decadenza. In età moderna viene in parte rivalutato come sovrano colto e amante del piacere. Resta comunque una figura complessa, la cui immagine oscilla tra erudizione e stereotipo.

Un aspetto meno noto è invece il ruolo delle donne nell’élite assira. Che potere ebbero realmente?
Pur in una società patriarcale, alcune figure femminili esercitarono un’influenza notevole. Samuramat, madre di Adad-nirari III e modello della leggendaria regina Semiramide, partecipò a campagne militari accanto al figlio. Naqia, moglie del re Esarhaddon, fu probabilmente decisiva nella successione al trono e mantenne un ruolo politico attivo.
Sherua-etirat, sorella di Assurbanipal, svolse missioni diplomatiche in momenti di crisi.
Nelle regioni periferiche, come tra gli Arabi, esistevano addirittura regine con un titolo normalmente riservato alle divinità. Segno che il ruolo femminile poteva assumere forme più articolate di quanto si pensi.
Un impero così potente crolla però rapidamente alla fine del VII secolo a.C. Quali furono le cause?
Più che un processo, si tratta quasi di un evento. A differenza del caso romano, dove il declino si estende per secoli, il crollo dell’Assiria è concentrato nel tempo: il momento decisivo è la conquista di Ninive nel 612 a.C. da parte di Babilonesi e Medi. Dopo un breve tentativo di resistenza a Harran, lo stato assiro scompare: le capitali vengono distrutte, la scrittura cuneiforme scompare dalla regione e l’organizzazione statale si dissolve.
La dimensione militare è ben documentata: cronache babilonesi descrivono nel dettaglio le campagne che portano alla caduta di Assur nel 614 a.C. e di Ninive due anni dopo. Anche l’archeologia conferma la violenza degli eventi, con tracce di assedi, distruzioni e massacri.
Ma il crollo non si spiega solo con la guerra. È probabile che abbia contribuito una combinazione di fattori. Da un lato, i nemici dell’Assiria – Babilonesi e Medi – erano in parte il prodotto della stessa espansione assira: i Medi si erano rafforzati proprio in risposta alla pressione imperiale, mentre il leader babilonese Nabopolassar proveniva dall’amministrazione assira e ne conosceva i meccanismi.
Dall’altro lato, alcuni studi suggeriscono una crisi climatica nel VII secolo a.C., con una riduzione delle piogge e un impatto sull’agricoltura. Gli Assiri reagirono con grandi opere idrauliche, come i sistemi di canali, ma è possibile che le difficoltà ambientali abbiano inciso sulla stabilità dell’impero.
Si è ipotizzato anche un ruolo delle migrazioni, sebbene le prove siano limitate. Più in generale, è plausibile che si sia trattato di una “tempesta perfetta”, in cui fattori militari, politici, ambientali e sociali si sono intrecciati.
A questo si aggiunge un possibile problema di leadership. In passato, sovrani come Tiglat-Pileser III avevano saputo rispondere alle crisi rafforzando l’impero. I re dell’ultima fase, invece, appaiono meno capaci di affrontare le sfide del loro tempo. Resta però una domanda aperta: con una guida diversa, l’impero avrebbe potuto sopravvivere? È una questione destinata a rimanere senza una risposta definitiva.

Per concludere, perché è ancora importante studiare l’Assiria e la Mesopotamia? Qual è la loro eredità oggi?
L’impero assiro è importante, direi, per almeno tre ragioni.
La prima è che rappresenta uno dei primi modelli compiuti di impero, una forma politica destinata a segnare profondamente la storia mondiale e che, in forme diverse, esiste ancora oggi. Il termine può avere una connotazione negativa, ma continua a descrivere dinamiche contemporanee: si può parlare degli Stati Uniti come di un impero culturale e informativo, della Cina come di un impero economico, e della Russia come di un esempio più tradizionale di impero predatorio. Guardare all’Assiria, alla sua nascita e al suo crollo, aiuta a comprendere queste logiche nel lungo periodo.
La seconda ragione riguarda le reazioni all’imperialismo assiro. Fin dall’inizio, la sua espansione suscitò opposizione. È importante considerare anche il punto di vista dei soggetti dominati, in particolare quello che emerge dalla Bibbia ebraica e dai rapporti con i regni di Israele e Giuda. Qui si afferma una visione alternativa: la lealtà non è dovuta al sovrano, ma a Dio. In questo senso, l’esperienza dell’impero contribuisce a comprendere anche l’emergere del monoteismo, almeno come una delle sue condizioni storiche.
Infine, c’è una terza dimensione, più concreta e immediata: la straordinaria ricchezza delle fonti. Oltre alla storia politica e militare, l’Assiria ci permette di entrare nella vita quotidiana. Le lettere e i testi raccontano di spie, di intrighi di corte, ma anche della vita delle donne, dei rituali contro le malattie, delle ninne nanne.
Emergono anche aspetti sorprendentemente attuali: gli studiosi, pur prestigiosi, si lamentano di essere poco pagati e di vivere in condizioni difficili. Un testo racconta che la casa del capo degli studiosi era così modesta che nemmeno un asino avrebbe voluto entrarci.
È proprio questa combinazione – grande storia e dettagli di vita vissuta – a rendere lo studio dell’Assiria non solo fondamentale, ma anche, per certi versi, profondamente coinvolgente.
Eckart Frahm – è professore di Assiriologia presso il dipartimento di Lingue e civiltà del Vicino Oriente di Yale. Tra i maggiori esperti mondiali dell’impero assiro, è autore di numerose pubblicazioni sulla storia e la cultura dell’antica Mesopotamia.
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