Approfondimenti · 21 Luglio 2024

Grossman e Raffaello

«Dopo aver sconfitto e annientato l’esercito della Germania nazista, le vittoriose armate sovietiche portarono con sé a Mosca le tele della pinacoteca di Dresda. E a Mosca quelle tele sono rimaste sotto chiave per circa un decennio. Ora, nella primavera del 1955, il Governo sovietico ha deciso di restituirle alla città di Dresda. Prima di rispedirle in Germania, però, saranno esposte al pubblico per novanta giorni.

E dunque nella fredda mattina del 30 maggio 1955 attraverso via Volchonka, supero i cordoni di polizia che regolano il flusso delle migliaia di persone desiderose di ammirare i quadri di artisti sommi, entro al Museo Puškin, salgo al primo piano e mi avvicino alla Madonna Sistina. Dalla prima occhiata una cosa è subito – e soprattutto – evidente: quella tela è immortale».

Inizia così, nella traduzione italiana di Claudia Zonghetti per Adelphi, un racconto breve ma fortemente evocativo di Vasilij Grossman, l’autore di Vita e destino. Si intitola semplicemente Madonna sistina ed è appunto la storia dell’incontro fra lo scrittore e il quadro che Raffaello ha dipinto intorno al 1513.

Questa stessa vicenda è raccontata, in maniera originale, da un docu-film che si trova gratuitamente su RaiPlay: You – Story and glory of a masterpiece per la regia di Nicola Abbatangelo.

Raffaello Sanzio, La madonna sistina (Foto The Yorck Project, 2002, 10.000 Meisterwerke der Malerei, distributed by DIRECTMEDIA Publishing GmbH, Staatliche Kunstsammlungen Dresden, online collection, Pubblico dominio)

Perché ci è piaciuto

Il docu-film è un genere dallo statuto molto particolare, che interseca la fiction al racconto documentario. Così vuole sfidare l’arte a parlare, in modo inedito e coinvolgente, al grande pubblico. È la magia del cinema, la sua capacità di dare vita a mondi immaginari, che consegna il messaggio dell’esperienza estetica con un linguaggio universale ma che sa arrivare in modo diverso al cuore di ciascuno.

In questa vicenda, l’incontro di due uomini eccezionali, separati da secoli di storia e dalla forma che l’espressione artistica ha generato in ciascuno di loro, svela misteri altrimenti inaccessibili ai più. Ad incontrarsi sono quindi il pennello di Raffaello e la penna di Vasilij Grossman, entrambi ispirati dalla figura della Madonna rappresentata in questo dipinto che, in tutta la sua forza, è stato capace di far vibrare i cuori di intere generazioni.

Nel docu-film c’è una perfetta triangolazione fra la trama e le interviste agli esperti, anche con un colpo di scena nel racconto che permette di integrare perfettamente il pensiero di Grossman nella sceneggiatura.

Il mistero

Al centro del docu-film c’è dunque un mistero: da dove nasce la forza evocatrice di questo quadro, capace di superare il confine fra le generazioni? Il marketing ha reso famosi i due cherubini che stanno alla base della scena. Già nel corso del diciannovesimo secolo venivano dipinti da soli su piatti e porcellane, in una sorta di antenato del merchandising moderno.

Ma la vera forza evocatrice è quella della Madonna: ogni persona che vi si accosta – si dice nel film – ne avverte la forza spirituale, che si cristallizza nella figura della maternità. Ed è questo a sconvolgere profondamente Grossman, così come il fotografo, interpretato da David Oakes, che è protagonista del docu-film: «Con la sua Madonna – racconta lo scrittore – Raffaello ha svelato lo splendido arcano della maternità. Ma non è a questo che si deve la vita imperitura della sua tela. Il corpo e il viso della Madonna sono la sua anima, perciò è così bella. C’è, in questa raffigurazione visiva dell’anima di una madre, qualche cosa che la mente umana non riesce a cogliere».

Per Grossman la scoperta della Madonna Sistina diventa l’emblema della sua concezione di realismo metafisico della vita: l’idea che per essere legati alla realtà occorra scoprire anche quello che non possiamo comprendere. Come, appunto, il grande mistero della maternità. Raffaello è grande, secondo Grossman, proprio perché è riuscito a incarnare questa dimensione.

La madre e il bambino

Attraverso lo sguardo rivolto alla tela – sostiene Grossman – «l’uomo prende coscienza di sé e della propria croce», superando anche il limite del proprio tempo, costruendo un «legame prodigioso fra le epoche».

Nel caso dello scrittore russo, la madre e il bambino del quadro evocano innanzitutto il ricordo terribile di Treblinka, il lager che aveva visto di persona nel 1944 e che aveva raccontato in un reportage sulla rivista «Znamja»: «Così dovevano essere madri e figli quando scorgevano le pareti bianche delle camere a gas di Treblinka sullo sfondo verde scuro dei pini, così era la loro anima».

You – Story and glory of a masterpiece, si può vedere su Raiplay gratuitamente (basta la registrazione). Oppure anche su YouTube (e qui sotto).

Il racconto Madonna Sistina (un tempo noto con il titolo di Madonna Treblinka) si trova nel libro Il bene sia con voi!, edito da Adelphi. Per approfondire la concezione di realismo metafisico in Grossman, si può leggere Il pensiero di Vasilij Grossman di Giovanni Maddalena (Rosenberg&Sellier).

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