Rassegna Stampa · 30 Marzo 2026

Lettere dal fronte

da "Fratelli in guerra per la pace" di Gianni Oliva, La Stampa del 30 marzo 2026

«Giuseppe (1886) ed Eugenio Garrone (1888), vercellesi, figli del matematico Luigi, laureati in giurisprudenza, il primo magistrato, il secondo funzionario ministeriale: allo scoppio della Grande Guerra si arruolano volontari (nonostante siano stati riformati alla visita di leva per “esilità toracica”) e come ufficiali di complemento combattono nelle offensive sull’Isonzo, nella ritirata di Caporetto, sul Piave».

Le loro lettere compongono un epistolario, che torna in un’edizione pubblicata da Gaspari editore, di cui ha scritto lo storico Gianni Oliva sulla Stampa. «Né l’uno né l’altro vedranno la fine del conflitto: Giuseppe muore tra le braccia del fratello il 14 dicembre 1917, travolto dallo scoppio di una granata. Eugenio, ferito, viene catturato dagli austriaci e muore il 6 gennaio 1918, in un ospedale di Salisburgo».

«Dalla propria esperienza umana intellettuale i fratelli Garrone hanno lasciato una copiosa testimonianza attraverso centinaia di lettere scritte dal fronte: raccolte e pubblicate già nel 1919 in un Epistolario, questi scritti sono diventati un classico del genere e hanno avuto numerose riedizioni, ultimissima quella appena data dall’editore Paolo Gaspari di Udine».

«Ciò che rende preziose le missive», scrive Oliva, «è l’idea di patria e di patriottismo che anima i due fratelli: lontani dalle velleità dell’arditismo e dalla retorica militarista, i Garrone sono figli della cultura risorgimentale e del suo liberalismo democratico. Per certi versi, essi sono uomini dell’Ottocento, quando l’idea di nazione, intesa come gruppo di individui consapevoli di essere legati da una comune tradizione culturale, linguistica, storica, aveva ispirato movimenti di liberazione come quello italiano o tedesco, che rivendicavano l’indipendenza dal dominio dell’Impero austro-ungarico: combattendo contro l’ordine costituito in nome della sovranità popolare, questi movimenti coniugavano l’idea di nazione al liberalismo e alla democrazia, facendo delle proprie battaglie elementi di progresso e di rinnovamento».

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