Premio Friuli Storia
 XIII Edizione, 2026

Concluso
  • Pioggia di distruzione. Tokyo, Hiroshima e la bomba

    Richard Overy, Einaudi, 2025

  • Un mosaico di silenzi. Pio XII e la questione ebraica

    Giovanni Coco, Mondadori, 2025

  • Il pianificatore. Economia, politica e potere in URSS

    Giovanni Cadioli, il Mulino, 2025

    Vincitore

Tutti i commenti

Claudio1 Settembre 2026
Per il secondo anno consecutivo sono proposti libri sulla storia dell'URSS. Mi interesserebbero molto anche libri sulla storia novecentesca della Germania (soprattutto secondo dopoguerra), della Francia e dell'Inghilterra. Benvenuta sarebbe anche un'analisi approfondita della storia dell'UE. T Nel complesso. trovo che il progetto del Circolo della storia sia estremamente positivo e stimolante. Complimenti.
Raffaele1 Settembre 2026
I tre libri sottoposti a votazione sono relativi ad argomenti più volte affrontati nel passato. Sarebbe auspicabile per incrementare l'interesse cambiare argomentazione. Grazie
Oscar31 Agosto 2026
Il Premio mantiene nell'attuale forma collaudata credibilità ed autorevolezza.
Rosa31 Agosto 2026
Solo grazie mille. È bellissimo partecipare al premio storia. Per me è motivo di orgoglio.
Gerarda30 Agosto 2026
I libri scelti in questa edizione offrono uno sguardo sulla storia eccellente. Congratulazioni per la scelta dei finalisti e soprattutto delle tematiche.
Paolo Maria30 Agosto 2026
se si potesse avere i libri con un poco di anticipo, considerato che la loro mole vive di anni alterni, la lettura godrebbe di tempi più rilassati... comunque sempre bene per la qualità della selezione!
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Claudio1 Settembre 2026
L'interesse del libro proviene da molti degli aspetti analizzati, che aprono orizzonti di conoscenza nuovi per un lettore non necessariamente specialista della guerra contro il Giappone. Personalmente sono stato sorpreso come ai più alti livelli dei comandi militari la spinta ai bombardamenti dapprima per obiettivi poi “per area” fossero alimentati dalla volontà di vendetta (a seguito di Pearl Harbor e le atrocità giapponesi a Manila) e da un forte sentimento razzista nei confronti dei Giapponesi. Molto illuminante è anche il capitolo sulla grande impresa scientifica della costruzione della bomba atomica. La riuscita dell’esperimento non soltanto fu salutato da Truman come la più grande impresa scientifica dell’umanità; ma gli stessi scienziati (nonostante l’opposizione di una minoranza) vollero il bombardamento di Hiroshima per verificare il successo di ciò che avevano costruito in due anni di lavoro intensissimo. Prova ne sono sia le manifestazioni di giubilo per la riuscita del test Trinity, con i festeggiamenti sfrenati a Los Alamos, ma anche le esplosioni di entusiasmo dopo lo sgancio della bomba su Hiroshima. Eventi accompagnati dal totale e cinico disprezzo delle alte sfere per le vittime giapponesi. Il tempismo del primo test aveva anche una forte valenza politica, in quanto avvenne in contemporanea alla conferenza di Potsdam ed era uno degli elementi fondamentali della strategia per rafforzare il potere di contrattazione amaricano sul futuro dell’Europa orientale. Di grande interesse è il capitolo IV (La resa) che porta all’interno delle complesse ragioni prevalentemente identitarie e culturali che rendevano difficile alla dirigenza giapponese e all’imperatore l’idea stessa di resa e di invasione della patria da parte di una potenza straniera. L’imperatore si considerava il custode dei “Sacri Tesori” custoditi per secoli. Nelle ragioni che espose al figlio per spiegare la resa, Hirohito mise in primo piano la salvaguardia dei Tesori, che un prolungamento della guerra avrebbe messo in pericolo: un tratto culturale illuminato dal libro assieme a molti altri. C’erano anche ragioni politiche: l’entrata in guerra dell’URSS prefigurò un tempestivo accordo con gli Alleati come indispensabile per evitare l’invasione da nord da parte dell’URSS, il che avrebbe significato l’arrivo del comunismo, uno spettro contro cui la dirigenza giapponese aveva lottato già prima della guerra. Il libro è uno studio illuminante, che mostra le ragioni profonde che, da una parte e dall’altra, spiegano sia la guerra sia il modo con cui fu condotta.
Raffaele1 Settembre 2026
I tre libri sottoposti a votazione sono relativi ad argomenti più volte affrontati nel passato. Sarebbe auspicabile per incrementare l'interesse cambiare argomentazione. Grazie
Loredana31 Agosto 2026
Terzo posto. Overy non delude nemmeno in quest'opera.
Oscar31 Agosto 2026
Libro ben fatto e ben documentato
GIOVANNI31 Agosto 2026
Ottimo esempio di storiografia anglosassone che da conto delle vere ragioni del lancio atomico, superando la propaganda del tempo
Lucio31 Agosto 2026
Un libro che documenta la fine della guerra in Giappone descrivendo gli eventi che ne hanno determinato la resa svincolandosi dalla idea diffusa che siano state le due atomiche sganciate dagli americani la causa primaria della capitolazione nipponica
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Claudio1 Settembre 2026
Il libro di Giovanni Coco è il libro di un archivista dell’Archivio Apostolico Vaticano, deposito immenso centrale per ricostruire le vicende non solo della Chiesa cattolica. Il libro studia la relazione di Pio XII e della Segreteria di Stato (che comprendeva il Segretario Maglione, il sostituto Giovanni Battista Montini, il referente della Sezione Affari Straordinari Angelo Dell’Acqua, il sostituto per gli Affari Ordinari Domenico Tardini) nei riguardi degli Ebrei. Una relazione complessa, segnata anche dal permanere nella Curia della forte presenza di un pregiudizio antigiudaico - piuttosto che antisemitico - retaggio del pensiero e della pratica cristiani, evidente soprattutto in figure chiave come Dell’Acqua. La stessa realtà dell’olocausto fece grande fatica ad acquisire credibilità, non senza la richiesta di puntigliose verifiche dell’attendibilità di rapporti che arrivavano sempre più numerosi. La certezza infine acquisita non giunse mai a quella presa di posizione chiara ed energica sollecitata ripetutamente non soltanto dalle organizzazioni ebraiche, ma anche dagli Alleati. Il principio di una neutralità assoluta sopra le parti e soprattutto il timore di reazioni da parte dei Tedeschi che incrudelissero la persecuzione e rendessero più difficili le condizioni di vita degli Ebrei, senza escludere colpi di mano contro la Chiesa stessa, fece sì che i mancati interventi costruissero un «mosaico di silenzi». Coco accenna solo in parte al peso che in questo ebbe il carattere stesso di Pacelli, che a giudizio dell’ambasciatore francese in Vaticano d'Ormesson non possedeva «la forza morale per combattere e opporsi quando è necessario». Del resto, era lo stesso atteggiamento dimostrato quando fu chiarissimo cosa succedeva nella Chiesa polacca. Se nel caso degli Ebrei la scelta era stata di esclusione perché non cristiani, nel caso di Polacchi pesarono principalmente timore e mancanza di coraggio cristiano. Tanto che la figura del papa in Polonia fu pesantemente compromessa («et Papa tacet»). L’obiezione presentata da Pacelli era: «che ne sarà dei cattolici e degli ebrei nella sfera di influenza tedesca?». La mancanza di una chiara posizione sullo sterminio (una parola che entrò a stento e tardivamente nel vocabolario della Santa Sede) perdurò anche dopo la fine dell’incubo nazista, quando non fu data nessuna esplicita spiegazione del silenzio riguardo al genocidio ebraico. Subentrò anzi una nuova fase, segnata da un’opposizione neppure troppo velata alla costituzione dello Stato di Israele, che avrebbe compromesso la presenza cristiana in Terrasanta. Il libro di Giovanni Coco è un libro di grande ricchezza. Le numerosissime note a supporto della ricerca occupano le pagine 257-311, cui si aggiungono la ricchissima bibliografia comprese le fonti di archivio (pp. 313-356) e la prosopografia (pp. 239-255), che elenca 71 sintetici profili di persone: un apparato che nel complesso occupa un terzo del libro. Come si diceva, è il libro di un archivista, il quale si scusa lui stesso in limine delle inevitabili «numerose ripetizioni di parole, di concetti o di citazioni», inevitabili nella stessa ripetitività delle situazioni. Il libro è anche un libro di un archivista nel senso che la visione della realtà è filtrata attraverso i documenti. Si respira a tratti l’atmosfera claustrofobica della Segreteria di Stato, dove tutto sembra “vivere” attraverso le carte che arrivano agli uffici. Erano certo una finestra sul mondo, ma anche un diaframma con il reale. Questo era del resto anche il modus vivendi di Pio XII, vissuto per gran parte della vita prima nelle nunziature di Monaco e Berlino, poi nella Segreteria di Stato di Pio XI, finché, divenuto infine papa, rimase confinato in Vaticano. I suoi interlocutori erano il Segretario di Stato Maglione, il sostituto Montini, mons. Dell’Acqua; tutti gli altri possibili interlocutori erano sempre filtrati dai primi. Il libro è anche frutto del modo di lavorare di un archivista, che produce una storia diplomatica costruita attraverso l’analisi di documenti prevalentemente cartacei (non è un caso che compaia la sezione Prosopografia, tipica della storia diplomatica). E sono piuttosto rari i riferimenti ai numeri della persecuzione del clero in Polonia, delle uccisioni, delle deportazioni, e perfino dello sterminio degli ebrei. Tratto in comune con la diplomazia vaticana, focalizzata sui rapporti, le relazioni internazionali, il principio della neutralità super partes.
Raffaele1 Settembre 2026
I tre libri sottoposti a votazione sono relativi ad argomenti più volte affrontati nel passato. Sarebbe auspicabile per incrementare l'interesse cambiare argomentazione. Grazie
Loredana31 Agosto 2026
Secondo posto. Molto interessante il lavoro archivistico di Coco che però sconta la ripetitività
Fabio31 Agosto 2026
Il volume ricostruisce sulla base di ampia documentazione di archivio e dei più recenti esiti storiografici l'azione politico diplomatica del Vaticano durante l'ultimo conflitto mondiale, evidenziandone i limiti e ponendo il lettore nella condizione di comprenderne le ragioni storiche. Ne risulta un profilo di Pio XII inevitabilmente chiaroscurale, ossia di un pontefice esitante innanzi alla brutalità nazista a causa anche del pregiudizio antigiudaico che impregnava la Chiesa.
Oscar31 Agosto 2026
Libro equilibrato, in cui si avverte la tensione dell'autore per capire fatti e psicologia dei protagonisti
GIOVANNI31 Agosto 2026
Un testo molto chiaro che fa comprendere le cause di un comportamento assai discusso e discutibile che costituisce una pagina non edificante della storia recente della Chiesa ed aiuta a comprendere anche taluni recenti comportamenti
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Claudio1 Settembre 2026
Lettura di notevole impegno per chi non abbia almeno una preparazione di base di economia. La storia dell’URSS dalla rivoluzione al suo dissolvimento è letta sia attraverso la vita e il lavoro di Nikolaj A. Voznesenskij sia studiando le complesse vicende dell’Unione Sovietica dal 1917 al 1991 (con considerazioni anche sul seguito). Cadioli si è dedicato a uno studio durato dodici anni di immersioni negli archivi sovietici e di altri paesi e di letture vastissime, compreso il russo, come mostra la ricchissima bibliografia (presente solo nelle note, non in un elenco complessivo finale). La tesi del libro, che «l’economia pianificata e l’imposizione del piano come principio regolatore erano l’anima del progetto bolscevico», viene dimostrata seguendo la storia dell’URSS e di questo giovane venuto da una regione periferica, che la grande intelligenza, la capacità di lavoro e la dedizione al partito e al Paese portarono con grande rapidità ai più alti livelli della dirigenza sovietica, grazie anche a una spinta non indifferente data dalle Grandi Purghe staliniane, che offrirono nuove opportunità ai giovani. La sua aderenza ai principi del marxismo-leninismo, come anche la sua lealtà nei confronti di Stalin, sono evidenziate lungo tutto il libro, senza tacere colpe o complicità con la dittatura staliniana. Uno dei paradossi della vicenda di Voznesenskij è che fu strenuo difensore e realizzatore dell’economia di comando pur conoscendone e misurandone continuamente i limiti, che però nel regime in cui si trovò a vivere non potevano essere messi in discussione fino in fondo. La sua impresa di maggiore successo fu la direzione dell’economia durante la Grande guerra patriottica: la sua instancabile e inflessibile direzione di tutta l’economia diede un contributo essenziale alla vittoria dell’URSS. I suoi rapporti con Stalin sono analizzati con attenzione alle diverse fasi dell’evoluzione dell’economia di comando, mostrando come, a differenza degli altri luogotenenti, non avesse timore di esprimere opinioni contrarie a quelle del dittatore. Ne era ricambiato con grande stima, che però non lo salvò da una precipitosa e disastrosa caduta, orchestrata dai suoi nemici all’interno del ristretto gruppo di fedelissimi di Stalin (in particolare Georgij M. Malenkov e Lavrentij P. Berija). Caduta che giunse all’arresto, al processo farsa su confessioni estorte e all’esecuzione. In stile staliniano non fu risparmiata neppure la sua famiglia. Un altro delle migliaia di casi della feroce repressione staliniana, accentuata nella fase senile del dittatore da un aumento di diffidenza e paranoia di concerto con crudeltà, spietatezza e calcolo razionale. Di notevole interesse sono i capitoli finali: il VII sul destino del ‘pianificatore’ dopo la morte, con parziali rivalutazioni, specie come eroe della vittoria economica nella Grande guerra patriottica (mettendo sempre in oblio la caduta) e successive altre rimozioni. Non meno interessante la discussione sul destino dell’economia di comando nel mondo contemporaneo, che vede un’avanzata non solo nella Russia di Putin impegnata in una guerra che assorbe tutte le risorse del Paese, ma anche in altri contesti, magari mitigata da convivenza con tipiche dinamiche capitalistiche. Si possono vedere tendenze generali che potrebbero far riemergere modelli di economia di comando. Un dato impressionante fornito da Cadioli è che «tra 2013 e 2023, le industrie di proprietà statale a livello globale hanno prodotto circa la metà del PIL mondiale». Ne deriva che «studiare il funzionamento dell’economia di comando (…) significa non solo affrontare una discussione accademica, ma confrontarsi con questioni tornate all'ordine del giorno».
Raffaele1 Settembre 2026
I tre libri sottoposti a votazione sono relativi ad argomenti più volte affrontati nel passato. Sarebbe auspicabile per incrementare l'interesse cambiare argomentazione. Grazie
Loredana31 Agosto 2026
Primo posto. Cadioli ci fa capire cosa era il comunismo: un totalitarismo di cui si sa ancora troppo poco. Bravissimo
Oscar31 Agosto 2026
Libro che esplora argomenti in molti casi già studiati ma con un taglio innovativo
GIOVANNI31 Agosto 2026
Ricerca molto ben documentata, che giustamente rimane sempre nel solo ambito storico, di vicende economiche, pubbliche e private che hanno segnato il secolo scorso.
Lucio31 Agosto 2026
Un libro che attraverso la vita di uno dei protagonisti ingiustamente dimenticato dagli storici ripercorre l’ascesi del comunismo in Russia fino alla morte di Stalin cercando di spiegarne la struttura politica, economica e amministrativa in modo molto ben documentato ma non sempre semplice da seguire
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Domande frequenti

Come viene scelto il vincitore del Premio Friuli Storia?

Il premio è assegnato da una duplice giuria: una giuria scientifica (che sceglie una terzina di finalisti) e una giuria di minimo 300 lettori (che sceglie il vincitore all’interno della terzina).

Quali libri possono partecipare?

Il premio è dedicato ai libri di storia contemporanea, italiana o internazionale, pubblicati nell’anno precedente a quello del concorso.

Da chi è composta la giuria scientifica?

Per la XIII edizione la giuria scientifica è composta da Roberto Chiarini, Ernesto Galli della Loggia, Maria Teresa Giusti, Paolo Macry, Paolo Pezzino, Antonella Salomoni e Andrea Zannini. La giuria è presieduta da Tommaso Piffer.

Chi può partecipare alla giuria dei lettori?

Possono partecipare tutti fuorché gli “addetti ai lavori”, cioè i docenti di materie storiche all’università. L’unico impegno richiesto è quello di leggere i volumi e votare il vincitore entro il 31 agosto.

In passato ho ricevuto gratuitamente i libri, perché ora devo pagare per partecipare alla giuria?

Il Circolo della storia non riceve gratuitamente i volumi necessari alla giuria dei lettori, li acquista dagli editori. La quota serve a pagare parte dei costi di acquisto dei libri e di spedizione, permettendo a più persone di partecipare al Premio. I libri comunque non dovranno essere restituiti. La quota per l’edizione 2026 è di 35 euro, scontati al 17,5 per gli studenti.

Posso partecipare di nuovo alla giuria se ho già partecipato in passato?

Certamente!

Devo restituire i libri alla fine del concorso?

No, non è necessario restituire i libri.