Rassegna Stampa · 2 Luglio 2026
Il crollo del 1929
da "L'anno interminabile. Il 1929 è ieri, quasi oggi" di Stefano Righi, La Lettura del Corriere della Sera, 28 giugno 2026
Il 1929 non fu soltanto l’anno del crollo di Wall Street: fu uno spartiacque destinato a cambiare la storia del Novecento. La crisi economica partita dagli Stati Uniti si propagò rapidamente in Europa, travolgendo economie già fragili e contribuendo a creare le condizioni politiche e sociali che, nel giro di un decennio, avrebbero portato allo scoppio della Seconda guerra mondiale. Ne scrive Stefano Righi, su La Lettura del Corriere della Sera, partendo dal libro 1929. La storia e i retroscena del grande crollo di Wall Street di Andrew Ross Sorkin, appena pubblicato in Italia da Hoepli.
Negli anni Venti gli Stati Uniti sembravano incarnare il sogno della crescita infinita. L’industria automobilistica trainava l’economia, Wall Street appariva una macchina capace di generare ricchezza senza limiti e milioni di americani investirono in Borsa convinti che quel boom sarebbe durato per sempre. Tra il 1924 e il 1929 l’indice Dow Jones passò da 63 a 381 punti, trasformando New York nel nuovo centro del capitalismo globale.
L’illusione si spezzò improvvisamente nell’ottobre del 1929. Il 24 ottobre, passato alla storia come il “giovedì nero”, il valore delle azioni precipitò, trascinando con sé l’intero sistema finanziario. Cinque giorni dopo, il 29 ottobre, il cosiddetto “martedì nero” aggravò ulteriormente il disastro: il Dow Jones perse in una sola seduta circa il 12%, bruciando ricchezze immense.
Le conseguenze furono devastanti. Negli Stati Uniti la disoccupazione raggiunse i dodici milioni di persone, mentre in Gran Bretagna i senza lavoro superarono i tre milioni. Ma fu soprattutto la Germania a pagare il prezzo più alto. Già indebolita dai debiti di guerra imposti dopo il primo conflitto mondiale, la Repubblica di Weimar vide precipitare ulteriormente la propria economia, con inflazione fuori controllo, povertà diffusa e sei milioni di disoccupati. In questo contesto maturarono le condizioni che favorirono l’ascesa di Adolf Hitler, nominato cancelliere nel gennaio 1933.
Il libro di Sorkin non ricostruisce soltanto i meccanismi finanziari del crollo, ma racconta anche i protagonisti di quella stagione: grandi banchieri, speculatori, industriali e politici che contribuirono, per avidità o miopia, ad alimentare una gigantesca bolla speculativa. Tra questi emergono figure come Charles Mitchell della National City Bank, il finanziere J. P. Morgan, l’industriale Henry Ford e perfino il comico Groucho Marx, che investiva attivamente in Borsa.
La crisi cambiò profondamente anche le regole del capitalismo americano. Nel 1933 il Congresso approvò il Glass-Steagall Act, una legge destinata a separare rigidamente le banche commerciali da quelle d’investimento e a creare la Federal Deposit Insurance Corporation, l’agenzia che ancora oggi garantisce i depositi bancari dei cittadini americani.
Quella riforma rimase in vigore fino al 1999, quando venne abolita dall’amministrazione di Bill Clinton. Secondo molti osservatori, quella decisione contribuì indirettamente alla successiva crisi finanziaria globale del 2008, culminata nel fallimento di Lehman Brothers.
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