Rassegna Stampa · 13 Luglio 2026
Il fascino dei ghiacchi
da "Attrazione glaciale" di Tessa Gerling, Il Foglio, 11 luglio 2026
L’Artico è tornato al centro della competizione internazionale. Se oggi il suo valore strategico è legato soprattutto allo scioglimento dei ghiacci, alle nuove rotte commerciali e alla corsa alle risorse naturali, il fascino esercitato da questa regione affonda le radici nell’antichità. Ne ha scritto Tessa Gerling, sul Foglio dello scorso weekend.
Per secoli il Circolo polare artico è stato un territorio sospeso tra realtà e immaginazione. Nell’antichità greca ospitava gli Iperborei, popolo leggendario che viveva oltre il vento del Nord (Borea), in una terra di eterna felicità e lunghissima vita. All’opposto, l’Artico era anche immaginato come uno spazio ostile e inabitabile, dominato da ghiacci e oscurità. Paradiso e inferno insieme, divenne il luogo privilegiato su cui proiettare paure e aspirazioni dell’Occidente.
Tra Settecento e Ottocento il mito lasciò progressivamente spazio alla geografia. Esploratori russi, britannici, americani e scandinavi completarono la cartografia della regione, alimentando una competizione internazionale sempre più intensa. L’obiettivo più ambito era il mitico passaggio a Nord-Ovest, la rotta che avrebbe collegato Atlantico e Pacifico attraverso l’arcipelago artico canadese.
Tra le spedizioni più celebri figura quella dell’ufficiale britannico John Franklin, partito nel 1845 con le navi Erebus e Terror. Franklin e il suo equipaggio scomparvero senza lasciare tracce, dando origine a una lunga serie di missioni di soccorso che contribuirono, paradossalmente, a completare la conoscenza geografica dell’Artico.
Gerling ricorda il romanzo Il viaggio del Narwhal di Andrea Barrett, ambientato proprio durante una di queste spedizioni. Attraverso lo sguardo del naturalista Erasmus Wells, il libro restituisce l’estrema durezza della navigazione ottocentesca tra iceberg, banchise mobili e condizioni climatiche proibitive.
L’Artico diventa così anche metafora del rapporto tra l’uomo e la natura. Le grandi esplorazioni sono animate da autentico desiderio di conoscenza, ma anche da una componente di ossessione e hybris. Gerling accosta gli esploratori a figure letterarie e mitologiche come Ulisse, Faust, Prometeo, il capitano Achab e Victor Frankenstein: tutti personaggi accomunati dalla volontà di oltrepassare i limiti imposti alla condizione umana.
A questo proposito viene ricordato anche Le montagne della follia di H.P. Lovecraft. Sebbene ambientato in Antartide, il romanzo rappresenta efficacemente il timore che gli estremi del pianeta custodiscano forze che l’uomo farebbe meglio a non disturbare.
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