Rassegna Stampa · 7 Luglio 2026

La fine della democrazia in Spagna

da "17 luglio 1936. La democrazia muore in Spagna" di Marcello Flores, La Lettura del Corriere della Sera, 5 luglio 2026

Fra gli anniversari da ricordare, in questa estate del 2026, c’è anche quello del colpo di Stato in Spagna. Il 17 luglio 1936 l’insurrezione militare guidata da Francisco Franco segnò l’inizio della guerra civile spagnola e rappresentò, secondo lo storico Marcello Flores (che ne ha scritto lo scorso weekend sulla Lettura del Corriere della Sera), la terza grande sconfitta della democrazia nell’Europa tra le due guerre, dopo l’affermazione del fascismo in Italia e del nazismo in Germania. Il golpe non nacque all’improvviso, ma fu l’esito di anni di crescente radicalizzazione politica e sociale.

La Seconda Repubblica, proclamata nel 1931 dopo l’esilio di Alfonso XIII, aveva avviato un vasto programma di riforme: dalla redistribuzione delle terre alla limitazione del potere della Chiesa, fino alla modernizzazione dello Stato. Quelle trasformazioni, però, alimentarono una forte opposizione conservatrice, mentre la successiva vittoria delle destre nel 1933 portò a un ridimensionamento delle riforme e a un’ulteriore polarizzazione del Paese.

Le elezioni del 16 febbraio 1936 videro il successo, seppur di misura, del Fronte Popolare di sinistra, che ottenne una larga maggioranza parlamentare grazie al sistema elettorale. La vittoria riaccese le aspettative dei movimenti popolari più radicali e, al tempo stesso, convinse una parte dei vertici militari che fosse giunto il momento di intervenire. Come ricorda Flores, riprendendo le analisi dello storico Gabriele Ranzato, il governo si trovò stretto tra la pressione di chi auspicava una rivoluzione sociale e l’incapacità di arginare un clima di violenze e scontri sempre più diffusi.

L’insurrezione militare del 17-18 luglio non ebbe però il successo immediato sperato. I golpisti conquistarono rapidamente regioni come Navarra, Galizia ed Estremadura, ma fallirono nelle grandi città industriali, tra cui Madrid, Barcellona e Valencia, dove le milizie popolari riuscirono ad armarsi e parte delle forze dell’ordine rimase fedele alla Repubblica. Il fallimento del colpo di Stato trasformò così il tentativo di golpe in una lunga guerra civile.

Sul piano militare le due parti apparivano inizialmente relativamente equilibrate, ma la situazione cambiò rapidamente grazie agli aiuti internazionali. Mentre il governo repubblicano ottenne ben poco dalle democrazie occidentali, Francia e Regno Unito optarono infatti per una politica di “non intervento”, rifiutando di fornire un sostegno decisivo alla Repubblica.

Al contrario, i ribelli guidati da Franco ricevettero quasi subito il sostegno della Germania nazista e dell’Italia fascista. Già alla fine di luglio 1936 Hitler autorizzò l’invio di aerei e materiale militare, mentre Mussolini decise di intervenire con armi, velivoli e, nei mesi successivi, decine di migliaia di volontari italiani. Quegli aiuti permisero il trasferimento in Spagna dell’esercito d’Africa, la forza meglio addestrata dell’esercito spagnolo, modificando in modo decisivo gli equilibri del conflitto.

Secondo Flores, il destino della guerra civile si decise in larga misura proprio su questo piano internazionale. La politica di non intervento delle democrazie lasciò la Repubblica sostanzialmente isolata, mentre il sostegno garantito da Hitler e Mussolini consentì a Franco di consolidare progressivamente la propria superiorità militare, fino alla vittoria definitiva nel 1939. Da quel momento la Spagna sarebbe rimasta sotto la dittatura franchista per quasi quarant’anni.

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