Rassegna Stampa · 1 Novembre 2026
Gli angeli del fango
da due articoli pubblicati dalla Lettura del Corriere della Sera il 25 ottobre 2025
Il prossimo 4 novembre saranno trascorsi sessant’anni dall’alluvione che nel 1966 devastò Firenze, provocando diciassette vittime in città e minacciando un patrimonio artistico e librario inestimabile. Su «la Lettura» del «Corriere della Sera», due articoli di Vanni Santoni e Marzia Fontana tornano su quella tragedia attraverso le sue rappresentazioni: il primo si interroga su come cinema, letteratura e arte ne abbiano costruito la memoria; il secondo presenta Cencio, il romanzo di Fabio Geda che racconta l’incontro fra un ragazzino fiorentino e un giovane arrivato per aiutare la città.
Come si racconta una catastrofe senza cedere alla retorica? È la domanda che attraversa l’articolo di Santoni, a partire da un’apparente contraddizione: fra le rappresentazioni più amate dell’alluvione ci sono quelle comiche di Amici miei atto II e della canzone di Riccardo Marasco.
L’irriverenza diventa un modo per sottrarre il ricordo alla solennità, mentre il registro drammatico trova una sua giustificazione immediata nella necessità di mobilitare gli aiuti. È il caso di Per Firenze, il documentario realizzato da Franco Zeffirelli in diciannove giorni, con la voce narrante di Richard Burton: proiettato in novantadue Paesi, contribuì a richiamare i volontari poi conosciuti come «Angeli del fango».
Se il cinema ha restituito quell’esperienza anche attraverso La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana, secondo Santoni la narrativa ha lasciato a lungo uno spazio vuoto. Non mancano saggi, testimonianze e libri fotografici, ma nei romanzi l’alluvione è stata soprattutto uno sfondo.
Il sessantennale porta invece alcune opere che la collocano al centro della scena: Il diluvio degli innocenti di Marialuisa Bianchi, Due angeli del fango di Caterina Guagni e, appunto, Cencio. A quest’ultimo Santoni riconosce il contributo forse più rilevante nel colmare quella lacuna.
Cencio ha tredici anni, vive in San Frediano e vorrebbe continuare a studiare, mentre il padre lo immagina al lavoro nella propria bottega di parrucchiere. Nicola è uno studente di Giurisprudenza poco più che ventenne, cresciuto in una famiglia agiata di Taranto, segnato dalla morte del fratello e incerto sul proprio futuro. Parte per Firenze seguendo Margherita, una compagna di università insofferente verso l’autorità e la morale tradizionali. Nel lavoro e nello sconvolgimento di quei giorni, le loro vite si incontrano.
La storia riemerge molti anni dopo, quando Cencio riceve la notizia della morte di Nicola e dell’imminente arrivo di un suo quaderno. Il romanzo alterna così i ricordi del primo agli appunti del secondo: una memoria retrospettiva, non sempre attendibile, si confronta con una testimonianza scritta nel pieno degli eventi, capace di rivelare segreti rimasti nascosti.
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