Approfondimenti · 7 Agosto 2026
Le radici dell’Ucraina. Storia di una terra di frontiera
Dalla Rus’ di Kiev agli imperi russo e asburgico, dalla breve esperienza statale del primo dopoguerra all’epoca sovietica e all’indipendenza del 1991: un percorso storico complesso, segnato da divisioni territoriali, identità plurali e dal continuo confronto fra Russia ed Europa
Il crollo dell’URSS nel 1991 e la fine del sistema che raccoglieva intorno a Mosca una vasta area centro-europea ha permesso la comparsa sulla scena di nuovi soggetti storici: repubbliche per la prima volta indipendenti, alla ricerca di una identità post-sovietica. Fra queste c’è anche l’Ucraina, che la Russia però sostiene essere parte costitutiva dell’area geopolitica russa, rivendicando addirittura quel territorio con una guerra d’invasione.
In verità, il destino odierno dell’Ucraina, come paese-frontiera, affonda le sue radici in un passato tormentato, perché le terre che compongono l’odierna Ucraina sono state nei secoli divise fra Stati potenti: la Rus’ di Kiev, la Confederazione polacco-lituana, la Russia zarista, l’Impero asburgico ed i loro Stati successori.
Le radici
Nel Medioevo la vasta terra tra il Mar Baltico e il Mar Nero era occupata da una entità statale chiamata Rus’ di Kiev, influente in Europa dalla fine del IX alla metà del XIII secolo, quando si disintegrò sotto le pressioni combinate di lotte intestine e dell’invasione mongola (1237-1240). La Rus’ di Kiev non era Russia, ma un’antica terra slava, e neanche in modo uniforme, perché vi vivevano varie tribù. Qui i Variaghi/Vichinghi (o Normanni) instaurarono i loro principati, di cui Kiev era il più ambito, senza però essere proprietà permanente di alcuno.
Dopo l’invasione mongola e la crisi da essa generata, i principati che componevano la Rus’ di Kiev seguirono traiettorie diverse. La Moscovia nata dal principato di Vladimir-Suzdal’ emerse ben presto come una potenza forte, espandendosi con successo tra il XIV e il XVI secolo e rivendicando pertanto di essere l’erede di tutta la Rus’ di Kiev.
Questa pretesa fu contrastata da altre potenze emergenti come il Granducato di Lituania e il Regno di Polonia. Il primo a subentrare nei territori della Rus’, a dispetto degli eredi dei vari principati, fu uno Stato pagano, il Granducato di Lituania, che ne incorporò la maggior parte, Kiev compresa, tanto è vero che il suo nome completo divenne Granducato di Lituania, Rus’ e Samogizia. Poi la Lituania si unì alla Polonia e formò la Confederazione polacco-lituana, nella quale rimasero tutte le terre che oggi chiamiamo ucraine, bielorusse, baltiche. Tutte possono essere dunque considerate, se vogliamo, eredi di Kiev alla pari della Russia creatasi dal principato di Mosca.
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Nel 1648 scoppiò in Polonia-Lituania una grande rivolta cosacca, ispirata e guidata da Bohdan Chmel’nyckyj, nell’intento di rivendicare un ruolo alla componente ucraina e di confessione ortodossa all’interno della Confederazione. Le terre conquistate dai cosacchi formarono il cosiddetto Etmanato, che nel 1654, a Perejaslav, Chmel’nyckyj pose sotto protezione russa, finendo per rendere tale entità statale, complice il centralismo moscovita e zarista, parte della Russia. Nel tricentenario di Perejaslav, nel 1954, Chruščëv “regalò”, come si è soliti affermare, la Crimea all’Ucraina proprio per suggellare il legame fra i due popoli.

Guillaume Le Vasseur de Beauplan / Archivio nazionale svedese
Infine, un ulteriore momento importante che segna la storia dell’Ucraina è rappresentato dalla spartizione della Confederazione polacco-lituana ad opera di Austria, Russia e Prussia (dal 1772 al 1795), che portò terre abitate da ucraini nell’Impero russo e in quello austriaco. Tale divisione fu poi perpetuata dal Congresso di Vienna nel 1815.
La “questione ucraina”
Nel XIX secolo nacque una “questione ucraina” non dissimile dalle altre questioni nazionali, proprie dell’epoca del risveglio dei popoli fra il 1848 e la prima guerra mondiale.
Per l’Ucraina la situazione era però particolarmente difficile, perché essa non aveva una propria passata statualità a cui richiamarsi, se non per la fase dell’Etmanato (1649-1764). Nondimeno, il popolo ucraino e i suoi intellettuali conservavano viva la consapevolezza di avere una lingua, dei costumi e una storia specifica, per quanto sempre negata e compressa dalle nazioni dominanti sui territori in cui vivevano.
L’Ucraina tentò di costituirsi in Stato autonomo nel 1917-1921, quando la Prima guerra mondiale e la Rivoluzione russa del 1917 (febbraio e ottobre) rimisero in discussione gli equilibri della regione. Gli ucraini del centro-est fondarono la Repubblica popolare ucraina (UNR), che comprendeva le terre ucraine ex-zariste, mentre gli ucraini occidentali fondarono la Repubblica popolare dell’Ucraina occidentale (ZUNR), che comprendeva le terre ex-asburgiche.
Esse si riunirono in un’unica repubblica ucraina nel 1919, che tuttavia restò nominale, in quanto sul terreno proseguiva un conflitto che vedeva molti attori in armi, nel tumulto delle ultime fasi della guerra mondiale e della guerra civile russa. In definitiva, rimasero davvero in campo solo i polacchi e i bolscevichi, il cui contenzioso, vinto dai polacchi, si concluse con la Pace di Riga del 1921.
Di fatto, la Polonia riconosceva così la Russia sovietica e l’Ucraina sovietica, l’ex-UNR. La ZUNR finì divisa fra i nuovi Stati nati dal crollo dell’ordine precedente, quali la Polonia (Galizia orientale, L’viv), la Romania (Bucovina settentrionale, Černivcy), la Cecoslovacchia (Transcarpazia, Užgorod).
L’Ucraina sovietica
Nel periodo interbellico l’unica realtà statuale ucraina fu quindi la Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, la cui sovranità era limitata dall’essere parte dell’URSS. Con la vittoria sovietica nella seconda guerra mondiale, nell’Ucraina sovietica furono inserite via via le terre che, durante il periodo interbellico, erano rimaste in mano cecoslovacca, romena, polacca: i patrioti che tanto si erano battuti per la creazione di uno Stato ucraino indipendente fra il 1917 e il 1921 non avrebbero probabilmente mai sperato che il loro Paese potesse raggiungere l’estensione del dopoguerra, ma neanche avrebbero pensato al prezzo da pagarsi per questo.
Basti solo ricordare la tremenda carestia che ebbe luogo, all’insegna della dekulakizzazione, sotto Stalin e che costò milioni di vite nel breve lasso di tempo del 1932-1933; la durezza con cui i sovietici reintegrarono l’Ucraina occidentale nell’Ucraina sovietica nel 1939-1941, in seguito al patto sovietico-tedesco (Molotov-Ribbentrop, 23 agosto 1939), e dopo la vittoria nella Grande guerra patriottica (1941-1945).
L’Ucraina – nonostante il grande contributo che diede alla vittoria sovietica – patì lo stigma di paese di collaborazionisti perché, specie nelle regioni occidentali, nazionalisti ucraini credettero che l’arrivo dei tedeschi nel 1941 potesse favorire la nascita di uno Stato indipendente. Molti, poi, furono coloro che combatterono contro il ritorno dei sovietici. È una storia complessa e dolorosa, che si intreccia anche con le drammatiche vicende dell’Olocausto e che fu utilizzata in seguito dalle autorità sovietiche per sistematiche “purghe” di ucraini ritenuti ostili o dissenzienti.
In realtà, l‘Ucraina visse pienamente la realtà sovietica, testimoniando, nel complesso, fedeltà ideologica e persino linguistica a Mosca, attraverso il proprio Partito comunista, nell’era di Chruščëv, Brežnev, Andropov, Černenko, con minime deviazioni dalla linea generale puntualmente “punite”, soprattutto se investivano il campo della cultura o lasciavano intravvedere elementi di dissenso.

Foto USFCRFC / IAEA Imagebank, CC BY-SA 2.0
L’indipendenza
Un evento essenziale per determinare una svolta in senso antisovietico fu, nel 1986, lo scoppio del reattore nucleare di Černobyl’ (ucr. Čornobyl’). La gestione ufficiale del disastro divenne il segno patente del criminale disinteresse delle autorità comuniste, locali e centrali, nei confronti della popolazione, e alimentò il movimento per l’indipendenza nazionale.
La democratizzazione e la sovranità del paese divennero rivendicazioni sempre più condivise all’interno dell’opinione pubblica ucraina, innescando un processo di distacco da Mosca che diventò un fatto compiuto nel 1991, con la proclamazione dell’indipendenza.

Gouveia2, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Dilemma
Ma il dilemma della collocazione dell’Ucraina fra Russia ed Europa è rimasto sempre aperto: da un lato, né la Nato né l’Unione Europea hanno mai spinto l’Ucraina ad aderire, perché per l’una era un rischio nei rapporti con Mosca, per l’altra un boccone troppo grosso; dall’altro lato, per la controparte russa il rispetto della sovranità ucraina è sempre stato condizionato dalla possibilità di reintegrare, primo o poi, lo spazio ex-sovietico.
Gli intellettuali ucraini, sia in patria sia all’estero, tendono a sottolineare la natura “europea” del paese, affacciato com’è sempre stato verso il resto del continente e quindi potenzialmente aperto ad influenze diverse: l’Ucraina – si ripete – non è Russia, né vuole esserlo, specie nel momento in cui, con l’indipendenza, ha incominciato a riconsiderare la propria storia, a riscoprire la propria lingua – in passato sempre marginalizzata, quando non sottoposta a divieti specifici che ne impedivano l’evoluzione –, a sviluppare una specifica cultura, dopo le innumerevoli limitazioni e persecuzioni che ne hanno colpito a più riprese gli esponenti nel corso dell’Ottocento e del Novecento.
La situazione si è polarizzata fra una Ucraina che ha sempre più teso a proclamarsi democratica ed europeista, contro una Russia sempre più plasmata in senso autoritario e antioccidentale. L’esito di questa contrapposizione non era prevedibile nella forma con cui si è concretizzata: un’invasione, una guerra.
Putin ha giudicato che l’Ucraina fosse un bluff (lo ha detto esplicitamente), un Paese recuperabile alla sfera russa una volta per tutte. Ha presentato l’Ucraina come un “paese fallito”, con un popolo depredato e povero, corrotto addirittura da “neonazisti drogati”.
Ma la reazione ucraina nell’ultimo quinquennio dimostra che non è così: ormai l’Ucraina esiste e perciò resiste. E di questo bisogna tenere conto, perché l’Ucraina non ha finora perso la guerra e la Russia non l’ha vinta, nonostante le devastazioni che ha inflitto alla nazione vicina, sotto ogni profilo. Anche se il contesto internazionale in continuo cambiamento non lascia intravvedere, al momento, una pace “giusta”, supportata da adeguate garanzie di sicurezza per il futuro.
Per approfondire
Libri
Ucraina. Il genocidio dimenticato. 1932-1933
Scheda del libro
Storia dell’Ucraina. Dal Medioevo a oggi
Scheda del libro
L’Urss di Lenin e Stalin. Storia dell’Unione Sovietica, 1914-1945
In particolare il capitolo 8, La fame e il suo uso, 1932-1933. Scheda del libro
L’Ucraina in 100 date
Scheda del libro
Storia dell’Europa orientale. Dal primo dopoguerra ai giorni nostri
In particolare il capitolo 15: Il primo quarto del XXI secolo: dall’allargamento di Nato e Ue alla crisi con la Russia . Scheda del libro
La costruzione dell’Ucraina contemporanea
Scheda del libro
Le porte d’Europa. Storia dell’Ucraina
Scheda del libro
Il protocollo segreto. Il patto Molotov-Ribbentrop e la falsificazione della storia
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