Approfondimenti · 30 Luglio 2026

1985-2026: dalla perestrojka alla guerra in Ucraina. Ecco la linea del tempo

Dal tentativo di riformare l’Unione Sovietica al crollo dell’URSS, dagli anni di El’cin all’ascesa di Putin e all’invasione dell’Ucraina: una cronologia essenziale per orientarsi in quarant’anni di storia russa e post-sovietica

Questa cronologia è stata realizzata in collaborazione con Memorial Italia.

Cronologia essenziale

Dalla perestrojka alla guerra in Ucraina

Quarant’anni di storia, dal tentativo di riformare l’Unione Sovietica alla dissoluzione dell’URSS, dall’ascesa di Putin all’invasione su larga scala dell’Ucraina.

Scorri lungo la linea del tempo

1985–1991

La perestrojka e il crollo dell’URSS

Il tentativo di riformare il sistema sovietico apre spazi politici inattesi, accelera il risveglio nazionale delle repubbliche e finisce per dissolvere l’Unione.

Michail Gorbačëv interviene al Congresso del Partito comunista dell’Unione Sovietica
Foto: RIA Novosti archive, image #485307 / Yurij Abramochkin / CC BY-SA 3.0

Marzo 1985

Gorbačëv segretario del PCUS

Dopo i brevi mandati di Jurij Andropov (1982-84) e Konstantin Černenko (1984-85), il Comitato centrale elegge Michail Gorbačëv, 54 anni, primo segretario di una generazione che non ha vissuto lo stalinismo da adulta. Eredita un’economia in stagnazione, una guerra impantanata in Afghanistan, una nomenklatura immobile. La parola d’ordine sarà uskorenie, accelerazione: poi diventerà perestrojka.

Aprile 1986

Disastro di Černobyl’

L’esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare ucraina diventa la prova generale della glasnost’: il Cremlino mente per giorni, le radiazioni viaggiano fino in Scandinavia, Gorbačëv si rende conto che il sistema sovietico dell’informazione è incompatibile con la modernità. Černobyl’ resta nella memoria ucraina come il momento in cui Mosca ha messo in pericolo Kyiv.

La centrale nucleare di Černobyl’ dopo il disastro del 1986
Foto: IAEA Imagebank. Photo credit: USFCRFC. CC BY-SA 2.0

1987-88

Glasnost’ e riforme economiche

Gorbačëv apre lo spazio pubblico: tornano nelle librerie Solženicyn, Šalamov, Grossman; la stampa pubblica per la prima volta cifre vere sul Gulag. Nel giugno 1987 la legge sulle imprese statali introduce elementi di «socialismo di mercato»: è il primo passo verso l’economia mista. L’effetto immediato è il crollo dei meccanismi di pianificazione centrale.

Giugno 1988

XIX Conferenza del PCUS

Gorbačëv ammette che «in una certa fase il sistema politico nato dall’Ottobre ha subito serie deformazioni». Annuncia un percorso di riforme politiche che prevede la separazione fra Partito e Stato, autonomia delle nazionalità, primato della legalità socialista. È la riforma costituzionale del 1988. Lo Stato sovietico smette di coincidere con il Partito.

1988-89

Risveglio nazionale nelle repubbliche

Le aperture di Mosca producono un effetto a catena. Nascono il Fronte popolare estone (aprile 1988), il Sąjūdis lituano (giugno 1988), il Fronte popolare lettone (ottobre 1988): movimenti di massa nazional-democratici che usano lo spazio della glasnost’. Nell’agosto 1989 viene organizzata la «Catena Baltica», due milioni di persone mano nella mano da Tallinn a Vilnius nel cinquantenario del Patto Molotov-Ribbentrop.

La Catena Baltica lungo l’autostrada Riga-Bauska vicino a Ķekava nel 1989
La Via Baltica sull’autostrada Riga-Bauska vicino a Ķekava. Foto: Uldis Pinka – Europeana 1989CC BY-SA 4.0

Marzo 1989

Prime elezioni semicompetitive

Si vota per il Congresso dei deputati del popolo dell’URSS con il principio della candidatura plurale. In molte repubbliche vincono candidati non comunisti; Boris El’cin entra come deputato di Mosca con un plebiscito. Il monopolio politico del Partito è finito, anche se l’articolo 6 della Costituzione lo prevede ancora.

Novembre 1989

Caduta del Muro di Berlino

Crolla l’architrave esterna del sistema sovietico. Gorbačëv ha rinunciato alla «dottrina Brežnev» (nessun intervento militare nei paesi satelliti); la conseguenza è la fine di tutti i regimi comunisti dell’Europa centrale fra ottobre e dicembre 1989. La Germania si avvia alla riunificazione. L’URSS perde lo scudo strategico e l’identità di superpotenza.

1990

La parata delle sovranità

In rapida successione le repubbliche federate proclamano la sovranità delle proprie leggi su quelle dell’Unione: Lituania (marzo), Estonia (maggio), Lettonia (maggio); a giugno-luglio Russia, Ucraina, Moldova, Uzbekistan, Bielorussia. Il 12 giugno 1990 la RSFSR di El’cin dichiara la propria sovranità contro il centro federale guidato da Gorbačëv: due Mosca, una contro l’altra.

Marzo 1991

Referendum sulla preservazione dell’URSS

Gorbačëv tenta l’ultima carta: un referendum federale per un’URSS riformata come «federazione di repubbliche sovrane uguali». Il 76,4% dei votanti risponde affermativamente, ma sei repubbliche (Armenia, Estonia, Georgia, Lettonia, Lituania, Moldova) boicottano la consultazione. In Ucraina si aggiunge una domanda parallela: l’Unione solo se l’Ucraina sarà sovrana.

Agosto 1991

Putsch a Mosca

Il 19 agosto, alla vigilia della firma del nuovo Trattato dell’Unione, una giunta di intransigenti (KGB, esercito, il vicepresidente Gennadij Janaev) sequestra Gorbačëv in Crimea e tenta il golpe. El’cin sale sul carro armato davanti alla Casa Bianca di Mosca: in tre giorni il putsch fallisce. Gorbačëv torna, ma il potere reale è ormai di El’cin. Il PCUS viene sospeso.

Boris El’cin durante gli eventi di Mosca nell’agosto 1991
El’cin il 22 agosto 1991. Foto: Kremlin.ru

Dicembre 1991

Accordi di Belaveža e fine dell’URSS

L’8 dicembre, nella foresta bielorussa di Belaveža, i presidenti di Russia, Ucraina e Bielorussia (le tre repubbliche fondatrici dell’URSS nel 1922) dichiarano sciolta l’Unione e creano la Comunità di Stati Indipendenti (CSI). Il 21 dicembre ad Alma-Ata si aggiungono altre otto repubbliche. Il 25 dicembre Gorbačëv si dimette. Sul Cremlino la bandiera rossa viene ammainata.

La bandiera sovietica ammainata nella notte del 25 dicembre 1991.

1992–1999

Gli anni di El’cin

La transizione al mercato produce impoverimento, concentrazione della ricchezza e una crisi profonda della fiducia nella democrazia post-sovietica.

Boris El’cin parla ai suoi sostenitori il 28 marzo 1993
El’cin parla a un incontro con i suoi sostenitori il 28 marzo 1993. Foto: Kremlin.ru

Gennaio 1992

«Terapia d’urto» di Gajdar

El’cin e il ministro Egor Gajdar avviano la shock therapy: una serie di riforme liberali, tra cui liberalizzazione dei prezzi e privatizzazioni, per passare al mercato. Il piano fallisce: inflazione al 2500%, risparmi azzerati, milioni di cittadini in povertà. Aste truccate di privatizzazioni consentono la nascita di oligarchie economiche.

Ottobre 1993

Crisi costituzionale a Mosca

El’cin scioglie con la forza il Soviet supremo, che si era barricato nella Casa Bianca opponendosi alle riforme. I carri armati bombardano il Parlamento, provocando almeno 150 morti. Una nuova Costituzione presidenziale, approvata a dicembre, concentra il potere nelle mani del capo dello Stato. È il modello istituzionale che Putin erediterà.

La facciata bruciata della Casa Bianca di Mosca dopo la crisi costituzionale del 1993
La facciata bruciata della Casa Bianca di Mosca. Foto: BergmannCC BY 3.0

Dicembre 1994

Inizia la prima guerra cecena

El’cin invade la Cecenia indipendentista di Dudaev. La battaglia di Groznyj è devastante, provocando fino a 50.000 vittime civili. La guerra si chiude nel 1996 con gli accordi di Chasavjurt, una sostanziale sconfitta russa. Anna Politkovskaja inizia in questi anni il lavoro sul Caucaso che le costerà la vita.

Luglio 1996

Rielezione di El’cin

El’cin, accreditato del 6% nei sondaggi, batte il candidato comunista Gennadij Zjuganov al ballottaggio. La vittoria è sostenuta dagli oligarchi (Berezovskij, Gusinskij) attraverso il controllo dei media: in cambio, ottengono pezzi di economia sovietica a prezzo di saldo.

1999–2007

Putin: ascesa e consolidamento

La ricostruzione dello Stato passa attraverso la centralizzazione del potere, il ridimensionamento degli oligarchi e una progressiva chiusura dello spazio politico.

Vladimir Putin interviene alle Nazioni Unite il 7 settembre 2000
Putin all’ONU il 7 settembre 2000. Foto: Kremlin.ru

Agosto 1999

Putin nominato primo ministro

El’cin sceglie come successore alla guida del governo l’oscuro ex tenente colonnello del KGB diventato direttore dell’FSB (Servizio federale per la sicurezza). In settembre una serie di esplosioni in palazzi residenziali russi (300 morti) viene attribuita al terrorismo ceceno e usata come casus belli: ricercatori indipendenti hanno poi sollevato dubbi pesanti sulla responsabilità dell’FSB nell’organizzazione degli attentati. Inizia la seconda guerra cecena.

31 dicembre 1999

El’cin si dimette

A sorpresa, in un messaggio televisivo di Capodanno, El’cin annuncia le dimissioni e lascia Putin presidente ad interim. Il primo decreto di Putin garantirà l’immunità giudiziaria a El’cin e alla sua famiglia. Nel marzo 2000 Putin vince le elezioni al primo turno con il 53%.

2003

Caso Chodorkovskij

Michail Chodorkovskij, l’oligarca più ricco di Russia (Jukos, petrolio), viene arrestato in ottobre con accuse di frode fiscale. È un avvertimento: gli oligarchi dovranno scegliere fra lealtà politica e prigione. Jukos viene smembrato e i suoi asset finiscono in mani vicine al Cremlino.

Michail Chodorkovskij
Foto: khodorkovsky.com

Settembre 2004

Strage di Beslan

Un gruppo di terroristi ceceni assalta una scuola in Ossezia del Nord e prende in ostaggio 1100 persone, soprattutto bambini. Il tentativo di liberazione si chiude con 334 morti, di cui 186 sono minori. Putin usa la strage per abolire l’elezione diretta dei governatori regionali: la «verticale del potere» si consolida.

25 aprile 2005

Discorso all’Assemblea Federale

È il manifesto della dottrina del «compatriota russo» all’estero, che giustificherà gli interventi futuri.

«Il crollo dell’Unione Sovietica è stata la più grande catastrofe geopolitica del secolo. Per il popolo russo è stato un vero dramma. Decine di milioni di nostri connazionali si sono ritrovati al di fuori del territorio russo.»

Vladimir Putin, Assemblea Federale, 25 aprile 2005

Ottobre 2006

Omicidio di Anna Politkovskaja

La giornalista della Novaja Gazeta viene uccisa nell’androne del suo palazzo a Mosca, il giorno del compleanno di Putin. È il caso più clamoroso di una serie di omicidi di giornalisti dissidenti. Un mese dopo, a Londra, l’ex agente dell’FSB Aleksandr Litvinenko muore avvelenato con polonio.

Febbraio 2007

Discorso di Putin a Monaco

Alla Conferenza sulla sicurezza, Putin tiene il primo discorso apertamente anti-occidentale: accusa la NATO e gli USA di aver creato un mondo «unipolare». Nello stesso discorso, davanti alla cancelliera Angela Merkel e agli altri leader occidentali, introduce la nozione di mondo «multipolare», dove l’egemonia occidentale scomparirà.

Vladimir Putin al leggio durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco del 2007
Putin al leggio con i leader occidentali in platea durante la Conferenza di Monaco del 2007. Foto: Kremlin.ru

2008–2014

Il decennio della rottura

La Russia torna a usare apertamente la forza nello spazio post-sovietico, mentre all’interno restringe i margini del dissenso.

Agosto 2008

Guerra di Georgia

La Russia interviene militarmente in Georgia per difendere le repubbliche separatiste filorusse di Abcasia e Ossezia del Sud. In cinque giorni l’esercito russo arriva alle porte di Tbilisi. Mosca riconosce l’indipendenza dei due territori, determinando il primo cambio di confini in Europa dal 1945. L’Occidente reagisce con timide sanzioni.

Dicembre 2011

Proteste di Bolotnaja

Decine di migliaia di russi in piazza a Mosca contro le elezioni parlamentari truccate e il ritorno annunciato di Putin alla presidenza. Sono le ultime grandi proteste autorizzate dell’era putiniana. Negli anni successivi seguiranno arresti, leggi contro gli «agenti stranieri» (2012), restrizioni dei diritti LGBT e di altre minoranze.

Manifestanti riuniti in piazza Bolotnaja a Mosca
Manifestanti riuniti in piazza Bolotnaja. Foto di Bogomolov.PL – opera propria, CC BY-SA 3.0

Novembre 2013-febbraio 2014

Euromaidan

Il presidente ucraino Viktor Janukovyč rinuncia a firmare l’Accordo di associazione con l’UE sotto pressione russa: scoppia la rivolta a Kyiv. Tre mesi di occupazione di piazza Maidan, oltre 100 morti negli scontri di febbraio (ricordati come la «Centuria Celeste»). Janukovyč fugge a Mosca.

Manifestazione lungo la Chreščatyk a Kyiv il 24 novembre 2013
Manifestazione lungo la Chreščatyk il 24 novembre 2013. Foto di OXLAEY.comCC BY 2.0

Marzo 2014

Annessione della Crimea

Forze speciali russe occupano i punti chiave della penisola. Un referendum-lampo sotto occupazione militare sancisce l’annessione alla Russia. Subito dopo, in Donbas, gruppi separatisti filorussi armati da Mosca proclamano le «repubbliche popolari» di Donetsk e Luhansk. La guerra del Donbas dura otto anni e fa 14.000 vittime.

Soldati russi senza insegne occupano il parlamento della Crimea nel marzo 2014
Soldati russi senza insegne occupano il parlamento della Crimea.

Luglio 2014

Volo MH17

Un missile antiaereo russo Buk, lanciato dal territorio occupato del Donbas, abbatte un aereo di linea della Malaysia Airlines: 298 morti, in gran parte olandesi. Il collettivo di giornalisti investigativi Bellingcat ricostruisce l’origine del missile fino alla 53ª Brigata antiaerea russa. Le sanzioni occidentali si inaspriscono, ma la guerra continua a bassa intensità.

2015–2021

La via verso l’invasione

L’intervento in Siria, la repressione interna e la negazione dell’identità nazionale ucraina preparano il terreno alla guerra su larga scala.

Un aereo militare russo nella base siriana di Hmeimim
Aereo russo nella base siriana di Hmeimim. Foto: Mil.ru

Settembre 2015

Intervento russo in Siria

Mosca interviene a difesa del governo di Bashar al-Assad. È la prima proiezione militare russa fuori dallo spazio post-sovietico dal 1989. Wagner, gruppo paramilitare guidato da Evgenij Prigožin, debutta come braccio armato semi-statale del Cremlino: lo ritroveremo in Africa, in Libia, infine in Ucraina.

Vladimir Putin parla con alcuni piloti russi nella base siriana di Hmeimim
Vladimir Putin parla ad alcuni piloti russi nella base siriana di Hmeimim. Foto: Kremlin.ru

2018-2020

Repressione e modifica costituzionale

Putin viene rieletto nel 2018 con l’80%. Nel 2020 una controversa modifica costituzionale azzera i suoi mandati e gli consente di restare al potere fino al 2036. Cresce il numero di organizzazioni e individui etichettati come «agenti stranieri», si stringe la repressione.

Agosto 2020

Avvelenamento di Naval’nyj

L’oppositore Aleksej Naval’nyj viene avvelenato con il Novičok (insieme di agenti nervini) in volo verso Mosca. Curato a Berlino, torna a Mosca nel gennaio 2021 e viene arrestato in aeroporto. Bellingcat e The Insider identificano gli agenti dell’FSB responsabili.

Aleksej Naval’nyj durante un incontro pubblico
Aleksej Naval’nyj. Foto di IlyaIsaev – CC BY-SA 3.0

Estate-autunno 2021

Saggio di Putin sull’Ucraina

Putin pubblica «Sull’unità storica di russi e ucraini»: la tesi è che l’Ucraina sia una creazione artificiale dei bolscevichi e non una nazione vera. Il testo sarà considerato come il manifesto ideologico della futura invasione. Truppe russe vengono concentrate ai confini ucraini.

2022–oggi

L’invasione su larga scala dell’Ucraina

La guerra iniziata nel 2014 cambia scala. L’attacco del febbraio 2022 apre un conflitto lungo, distruttivo e ancora irrisolto.

Un condominio colpito a Kyiv durante l’invasione russa dell’Ucraina
Un condominio colpito a Kyiv. Foto: Kyivcity.gov.ua

24 febbraio 2022

Invasione su larga scala dell’Ucraina

Mosca attacca dall’est, dal nord (Bielorussia) e dal sud. Il piano è prendere Kyiv in pochi giorni e installare un governo fantoccio. La resistenza ucraina, guidata dal presidente Volodymyr Zelens’kyj, blocca l’avanzata. La battaglia per Kyiv si chiude in aprile con la ritirata russa. A fine marzo, subito dopo la riconquista della città da parte dell’esercito ucraino, vengono scoperte le fosse comuni di Buča.

Mappa delle tre direttrici dell’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio 2022
Le tre direttrici principali dell’invasione russa su larga scala dell’Ucraina.

Aprile-maggio 2022

Mariupol’

Assedio di tre mesi alla città-porto sul Mar d’Azov. Il bombardamento del teatro (16 marzo) e dell’ospedale di maternità sono documentati da Mstyslav Černov nel film 20 Days in Mariupol. La città cade dopo la resa dell’acciaieria Azovstal’. Almeno 25.000 civili furono uccisi.

Trailer in inglese di 20 Days in Mariupol.

Ottobre 2022

Premio Nobel per la Pace

Viene assegnato a Memorial (Russia), al Centro per le libertà civili (Ucraina) e ad Ales’ Bjaljacki/Viasna (Bielorussia). Il riconoscimento simbolico consacra l’esistenza di una società civile post-sovietica che il regime di Putin sta cercando di distruggere in tutti e tre i paesi.

Giugno 2023

Marcia di Wagner su Mosca

Prigožin si ribella ai vertici militari russi e lancia la sua compagnia di mercenari verso Mosca. La marcia si ferma a 200 km dalla capitale dopo una mediazione lampo del presidente bielorusso Aleksandr Lukašenko. Due mesi dopo, l’aereo di Prigožin esplode in volo. È il segnale più chiaro della fragilità del sistema putiniano.

Un cimitero per i combattenti del gruppo Wagner morti a Tjumen’, in Russia
Un cimitero per i combattenti Wagner morti a Tjumen’, in Russia. Foto di RG72CC BY-SA 4.0

2025-2026

Trattative congelate, guerra di logoramento

A oltre quattro anni dall’invasione, il fronte si è stabilizzato senza vincitori. La Russia controlla circa il 18% del territorio ucraino. L’economia russa regge a fatica sotto le sanzioni, mentre l’Ucraina continua a resistere.

Un veicolo blindato russo BMP-3 distrutto nei pressi di Mariupol
Un veicolo blindato russo BMP-3 distrutto nei pressi di Mariupol. Foto: Mvs.gov.ua.

Una storia ancora aperta

Il 2026 non è un punto d’arrivo

La cronologia si chiude sul presente, ma non conclude il processo storico: la guerra continua, gli equilibri regionali restano instabili e il rapporto fra Russia, Ucraina ed Europa è ancora in trasformazione.

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